Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia by Leonardo Sciascia

By Leonardo Sciascia

Candido Munafò nasce in una grotta della Sicilia l. a. notte dello sbarco degli americani, nel 1943. E questo romanzo ci fa seguire le vicende della sua vita sino al 1977 in una serie di capitoletti che rimandano a quelli del Candide di Voltaire. l. a. forma del conte philosophique, particolarmente congeniale a Sciascia, gli permette di prendere l. a. giusta distanza - e dà un passo leggero, aereo a questo libro, che according to altro è forse il più intimo e segreto fra tutti i suoi romanzi. "Le cose sono sempre semplici" mormora talvolta Candido. E sarà appunto il suo desiderio di nominare le cose con il loro nome a procurargli varie disavventure. Questo giovane mite, testardo e riflessivo finisce consistent with apparire, agli occhi del mondo, come un "piccolo mostro".

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Si buttò o fu buttato a terra, la borsa con le carte del processo stretta al petto. Dieci minuti dopo - che tanto, seppe poi, era durato il bombardamento - si rialzò in un silenzio attonito, pauroso: un silenzio che pioveva polvere, fittissima e infinita polvere. Ma dapprima fu come cieco: fu il pianto, furono le lacrime, che gli aprirono lo sguardo a quella pioggia di polvere. Quando, secoli dopo, la polvere cominciò a diradarsi, vide che la strada non c'era più, che non c'era più la stazione ferroviaria, che non c'era più la città.

E puntualmente, l'indomani, ne fece rivelazione tra i compagni dell'asilo: e per dire al figlio del tenente che suo padre si era sbagliato. Di che, altrettanto puntualmente, il figlio del tenente fece rimprovero al padre: che gli faceva fare brutta figura coi compagni, arrestando innocenti invece che colpevoli. Ne venne un finimondo. I carabinieri arrivarono in forza all'asilo, in presenza della direttrice e di alcune maestre si fecero raccontare da Candido tutto, e Candido tutto quello che nello studio di suo padre aveva sentito raccontò meticolosamente, e col piacere che gli veniva dal trovarsi tra tanti carabinieri che con piacere lo ascoltavano.

La lettera cominciava: «Cara signora», e seccamente informava che stavano tutti bene: lui, Concetta, il gatto, il generale e l'arciprete. Leggendola, l'arciprete dapprima un po' si incollerì; poi ai lumi della sua scienza la contemplò e godette. ». Pazientemente, Candido la riscrisse: con la sola variante di «cara mamma». Ma la cosa non finì lì: l'appetito dell'arciprete ne era stato stuzzicato; e diventò fame quando Candido gli parlò della donna nuda del soffitto: e gli pareva, disse, di scrivere come per finzione e gioco a una donna che esisteva soltanto in quella pittura.

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